• Mosè Previti

Laura Martines: Tracce



Le Tracce di Laura Martines sono elegie del tempo. L’artista crea le sue composizioni recuperando lacerti di stoffa da vecchi abiti, brani di antiche carte, pigmenti di terre. I suoi lavori hanno la dolce aura malinconica della memoria, gentilmente il peso del tempo si adagia su queste superfici con tutti segni della vita vissuta, delle cose toccate, percorse. L’artista è immersa in una costante e concentrata attività di ricerca, selezione e trattamento della materia. In questo processo, Laura Martines è guidata dalla conoscenza dei materiali, la sua formazione di restauratrice di libri costituisce la struttura metodologica di un operare meticoloso che è del tutto evidente nel grande equilibrio delle sue opere e della loro impaginazione. L’artista vuole mostrare come la bellezza possa esserci senza nascondere l’inesorabile scorrere degli anni. Anzi, le rughe, le imperfezioni, le crepe, le bruniture e gli ossidi sono gli elementi del suo informale materico intensamente emotivo eppure ugualmente razionale. C’è nel suo lavoro l’eco orientale del Kintsugi, la pratica di riparare i vasi rotti con preziose vene d’oro, ma non si tratta solo di una tecnica. L’artista ha creato un proprio linguaggio che si nutre del rapporto con il passato, non solo come piacere per l’aura del tempo ma soprattutto come amore, come accettazione del perenne mutamento, delle rotture, degli strappi che ogni cosa procura e subisce nel suo divenire. La memoria qui è un atto creativo. Si tratta di una rinascita, di una nuova esistenza che viene dalla costante raccolta e che trova una riconfigurazione organica particolarmente elegante. Le sue composizioni hanno passaggi modali, sempre controllati, graduali alterazioni dei campi cromatici e un’acme, un punto in cui l’occhio discende, come dalla superficie di una vetta verso queste texture argillose, materne come certi fertili suoli. Una geometria regolare s’incastra in lunghi pattern, sequenze allungate come certe note di pianoforte lasciate risuonare nel silenzio. Non mancano anche le partiture più fitte, dove il ritmo si complica e serpeggia rosseggiando un certo tremore. L’architettura di queste composizioni, infatti, non è mai chiusa in una perfezione completa di linee ortogonali. L’artista non mima la neutralità della squadratura razionale, il pensiero non domina, la ragione semplicemente costruisce questi incontri tra materie e colori che si toccano, ma non si confondono, talvolta danzano, però rimangono così, con tutta la loro epidermide di tramonto. L’artista ha coniato una sua idea della bellezza che si fonda sulla materia: nel suo lavoro c’è esattamente questo senso tattile, il piacere dell’entrare a contatto con la sostanza delle cose, scoprirla, ridarle vita. È un’idea di bellezza non verbale, non narrativa, intensamente esperienziale. Noi vediamo l’esito di una cura, il risultato di un processo dettagliatamente progettato e realizzato che meriterebbe di essere visto al pari questi lavori. La delicata presenza di queste opere non s’impone con la forza squillante dell’urlo, bisogna accostarsi con l’occhio attento, come quando attraversiamo il silenzio del bosco e piano piano riusciamo a decifrare sui tronchi degli alberi, tra le foglie, sui sassi scottati dal sole, la sua grande anima corrugata, perpetuamente viva. Queste opere sono intrisi di una sensibilità che appare per certi versi rivoluzionaria in confronto al grande chiasso delle immagini della nostra epoca. Proprio questa sensibilità così composta, eppure così intensa, è forse il messaggio più potente di Laura Martines. La sua estetica diafana costruisce un lento dialogo che si rinnova a ogni nostro sguardo con un nuovo messaggio e una nuova vibrazione del cuore.

Mosè Previti

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Testo critico di "Tracce" mostra personale di Laura Martines

dal 11 al 22 gennaio 2019

Teatro Vittorio Emanuele di Messina.



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