• Mosè Previti

Nino Cannistraci: Dasein



Il percorso artistico di Nino Cannistraci è segnato dalla qualità e dal prestigio della sua arte. Dalla formazione siciliana e poi romana, fino agli anni come disegnatore presso la redazione di “Astrolabio” e l’impegno di maestro d’arte a Messina, Cannistraci ha lavorato costantemente in un percorso di grande qualità estetica, individualissima e ufficialmente riconosciuta per il suo carattere seminale. Questa mostra presenta l’ultimo momento del suo lavoro, l’esito di una ricerca radicale e solitaria che ha visto l’artista proseguire senza arretramenti verso una trascendentale smaterializzazione delle figure. Il mondo di archetipi e simboli del suo immaginario è diventato più leggero, ancora più impalpabile e diafano, gassoso nelle velature che sfumano l’indefinito senso di queste immagini. Il basso continuo di una ricerca interna, mitica e psicologica al contempo, sviluppa la dominante di una figurazione che si apre potentemente verso lo sconosciuto. Le forze del mondo sottile sembrano essere impressionate in questa pittura che vuole scomparire, che vuole andare oltre ogni imbarazzo o giustificazione, indagando le forme primordiali dell’inconscio e della natura. Cannistraci rappresenta un mondo di luce e sogno dove le figure appaiano come miraggi, come risultato di procedimenti di cova e raffinazione della materia. L’artista ha abbandonato la messa a fuoco espressionistica per far apparire, come dentro l’ampolla dell’alchimista, immagini aperte, atemporali, astoriche, inspiegabili come incantesimi impronunciabili. È una sorta di preghiera mistica, di favola esistenziale e divina quella narrata da Cannistraci. Disegnatore instancabile e oltremodo prolifico, oggi realizza le sue opere pittoriche seguendo un dettagliato bozzetto che risolve con la gestualità del compositore d’orchestra, del maestro di musica.



L’opus magna di Cannistraci è una sinfonia in cui la molteplicità degli elementi viene continuamente armonizzata, composta e ricomposta in un progressivo innalzamento verso uno stato del linguaggio che rifiuta totalmente la verbalità, la temporalità, le ortodossie spaziali o cromatiche, votato esclusivamente alla costruzione di una complessa melodia, variazione su variazione microtonale. In questo umor magico giganteggia il profilo arcaico della donna dea madre, musa, terribilmente sacra e attraente cui risponde una figura maschile con il taccuino, alterego dell’artista. La donna è qui probabilmente allegoria dell’intuizione, simbolo della ricerca e rappresentante di se stessa e forse anche di una donna in particolare. Cannistraci vuole nascondere per svelare l’essenza. La scimmia, celebre figura del suo immaginario, è in questo senso l’anima dell’uomo, manifestazione del suo primordiale stato di meraviglia assoluta e di impreparazione verso le cose del mondo. Lo stato d’innocenza dell’animale in qualche modo riecheggia lo spirito di incertezza e tuttavia di comunione che coglie lo spettatore di fronte a queste opere. Queste tele hanno la forza misteriosa e imprevedibile degli animali selvatici. Il domatore sa che più delle parole, l’animale può essere abbracciato solo con l’empatia assoluta, l’abbassamento di qualsiasi difesa, di qualsiasi paura. Allora il cuore e lo spirito possono penetrare le difese dell’essere per stringersi intorno al battito, al fluido scandire del tempo. Siamo al Dasein, il senso dell’esserci rivelato, l’uomo nel suo atto di consapevole limitazione e superamento, nel suo anelito di comprensione dell’esserci. Il termine, centrale nella filosofia di Heidegger, trova nel lavoro di Cannistraci una possibile manifestazione. D’altra parte, il continuo lavoro di questo artista attorno al suo nucleo di archetipi è proprio una rivelazione dove le forme rispondo ormai con un’inumana consapevolezza a un senso della vita meno tragico, meno fatale, forse anche meno epico ed eroico della sua precedente produzione. Misticismo e filosofia si fondono nell’arte di Cannistraci che pare giunto al grado empireo dove più che guardare si contempla. La contemplazione è uno stato speciale del corpo e dello spirito. Il giudizio si sospende, l’io arretra, vi è solo il respiro dell’essere. È il luogo dove Dante incontra Dio e la propria immagine in Esso riflessa, il luogo dove anche il passato contiene tutto il futuro, il luogo dove ogni creatore, ogni spettatore cerca il piacere dell’arte ma anche il suo valore sacro e immortale. Ho incontrato Nino Cannistraci nel suo studio dove ho avuto modo di confrontarmi con il suo mondo silenzioso, in un dialogo fatto più di pause che di toni squillanti. In questi suoi lavori prevalgono recenti le tonalità indaco dei cieli e dei mantelli delle madonne medievali. Cannistraci fa emergere le sue figure come se provenissero da un antichissimo affresco appena riscoperto, ancora intriso del mistero del tempo. Siamo in un sistema complesso e radicale in tensione tra figurazione e astrazione, una manifestazione prioritariamente ideale che pian piano sembra voler gradualmente trascendere anche la pittura, copia di un pensiero e di un disegno già compiuto. Proprio nel disegno l’artista struttura le sue immagini, e in questo senso la produzione di disegni di Cannistraci è oltremodo prolifica e centrale per comprendere maggiormente la sua arte. In mostra è presente una selezione tra gli ultimi lavori su carta che l’artista crea quotidianamente, si tratta di opere autonome che pur nell’eventuale traduzione pittorica, mantengono intatto il loro valore intrinseco. Il disegno quale traduzione diretta del pensiero e dell’espressione dell’artista è manifestazione dell’impronta specifica, unica e individuale. Con il segno minimo della grafite l’artista costruisce il canovaccio delle sue immagini, le mette a fuoco fino ai chiaroscuri, facendo girare la luce intorno a queste figure espressive cariche di mistero.



Questi disegni, che solo talvolta diventano pittura, consentono allo spettatore di guardare l’opera nell’atto del concepimento, nel suo momento di ispirata rivelazione. Il dettaglio rivela così una potente e pura energia psicologica, le trame drammatiche, mito elleniche dei suoi personaggi si stagliano sul foglio come istantanee di un silenzioso scorrere nel quale l’artista concede di affacciarsi. Questo stagione dell’arte di Cannistraci costruisce un nuovo passo avanti nella carriera di questo artista che lavorando con gli archetipi del mito e della coscienza umana è sempre stato in grado di toccare vertici emotivi e psicologici intensissimi. L’assolutismo della sua estetica e il rigore con cui l’artista continua instancabilmente la sua ricerca confermano ulteriormente un organico e coerente percorso che in questa mostra trova un’altra celebrazione.


Mosè Previti

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Testo critico di "Dasein" mostra personale di Nino Cannistraci

Dal 14 dicembre 2018 al 8 gennaio 2020





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